Steno 12/01/2026 Visit: 5

Diritto internazionale - Quando la forza pretende di sostituire il diritto

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C’è una frase che sintetizza meglio di molte analisi la crisi della politica internazionale contemporanea: il diritto senza la forza conta poco, ma la forza senza il diritto è tirannia.

Viviamo in un’epoca in cui si dice spesso che il diritto internazionale non conta più nulla. In realtà è vero il contrario: oggi il diritto fa ancora paura. Fa paura perché può delegittimare, smascherare, mettere sotto accusa le grandi potenze quando usano la forza al di fuori di ogni reale giustificazione. Ed è proprio per questo che, sempre più spesso, le violazioni vengono precedute da una narrazione: sicurezza, difesa preventiva, stabilità globale. Non si parla più di conquista, ma l’effetto è lo stesso.


Groenlandia: il ritorno del colonialismo “moderno”. Le recenti dichiarazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia sono emblematiche. Prima l’idea di “affittare” il territorio per scopi militari, poi l’affermazione che per garantire la sicurezza sarebbe necessario possederlo.

Questo passaggio è rivelatore: nel XXI secolo il colonialismo non si presenta più con le cannoniere, ma con il linguaggio della strategia. Non si parla di dominio, ma di necessità. Non di conquista, ma di protezione.

Eppure il punto resta lo stesso: può una potenza decidere del destino di un popolo in nome della propria sicurezza?

Se il diritto internazionale ha ancora senso, la risposta dovrebbe essere no.


Basi militari e sovranità: una contraddizione evidente Il tema delle basi militari straniere tocca un nervo scoperto della politica globale. Ufficialmente sono strumenti di difesa collettiva; nella percezione di molti popoli diventano simboli di subordinazione.

Il diritto internazionale, almeno in linea di principio, vieta la militarizzazione di territori che non godono di piena sovranità o che si trovano in condizioni di dipendenza politica. Ma la realtà dimostra che, quando entrano in gioco gli interessi strategici delle grandi potenze, il diritto viene spesso messo tra parentesi. È qui che nasce la frattura: tra legalità proclamata e giustizia percepita.


Il Popolo Veneto e la questione dell’autodeterminazione In questo contesto si inserisce anche la rivendicazione del Popolo Veneto, che si considera privato della propria sovranità e sottoposto a una condizione di occupazione politica a controllo militare per uno sfruttamento coloniale protratta nel tempo. Lo Stato Veneto è sede di numerosi presidi militari statunitensi e di basi militari straniere.


Al di là delle dispute giuridiche, resta un dato politico fondamentale: un popolo può non avere la forza, ma non per questo perde il diritto. La storia insegna che quasi nessuna libertà è nata da una posizione di potere. Le grandi conquiste politiche sono spesso iniziate da minoranze senza eserciti, ma con una forte legittimità morale.

La forza senza il diritto non crea ordine, crea dominio Quando una potenza agisce fuori da ogni cornice di legalità condivisa, non costruisce stabilità: costruisce paura. Non produce pace: produce silenzio imposto. Ed è in questo senso che la forza, senza il diritto, diventa tirannia.


Non importa quanto una nazione sia potente: se pretende di stare sopra le regole, smette di essere guida e diventa dominatrice. Conclusione Il mondo di oggi è davanti a una scelta chiara: o il diritto internazionale vale per tutti, oppure torniamo apertamente alla legge del più forte, solo mascherata da realpolitik.


I popoli senza eserciti continueranno a essere deboli sul piano militare, ma non per questo saranno privi di dignità politica. E le grandi potenze dovrebbero ricordare che la vera forza non sta nella capacità di imporre, ma nella capacità di essere legittimi.